Quando si attende qualcosa, che sia fonte di gioia o fonte di ansia, il tempo è sempre dilatato: è l’attesa stessa a gonfiarlo, e cont...
Reykjavik - tramonti vichinghi e cattedrali aliene
Era un weekend di fine giugno, e c'era un'afa insopprimibile. Forse non necessariamente insopportabile - solo così: non si rius...
Chambery e gli elefanti che volano
Era un weekend di fine giugno, e c'era un'afa insopprimibile.
Forse non necessariamente insopportabile - solo così: non si riusciva a sopprimere, non andava via. Te la ritrovavi appiccicata alla pelle, una coperta umida e soffocante, anche quando riuscivi a trovare riparo al chiuso, con l'aria condizionata. Era un continuo bisogno d'acqua, stremante - una sensazione di essere in procinto di evaporare, come se il proprio corpo non bastasse più, come se fosse quasi una prigione in cui si dibatteva il desiderio di andare lontano, con un frullio d'ali persistente e vibrante, come quelle di un colibrì.
Era un weekend di fine giugno in cui avevo voglia di scappare.
Mi capita sempre, a fine giugno.
Solo che quest'anno non potevo.
E abbiamo deciso questo: ne parlavamo da tempo, ma alla fine è stata una scelta improvvisa - avevamo questi biglietti delle ferrovie francesi, e dove vuoi andare, da Torino, in cui si possa fare un giro di 48 ore - sabato e domenica, un weekend, solo una boccata d'aria, solo una parentesi tonda mentre il resto, il lavoro, lo stress, i problemi, lo stress e ancora lo stress rimangono sempre parentesi quadre e graffe?
Chambery - la prima fermata in territorio d'Oltralpe del TGV che parte da Torino.
Vai al mare se vuoi imparare qualcosa sulle tue profondità , vai in montagna se vuoi imparare qualcosa sulla tua forza - diceva qualcuno, ...
Val di Mello: mucche brutte, monti disgraziati e nobili bidet
Vai al mare se vuoi imparare qualcosa sulle tue profondità , vai in montagna se vuoi imparare qualcosa sulla tua forza - diceva qualcuno, ma non ricordo bene chi.
Forse ero io, in realtà .
Qualcun altro ancora diceva che quando una persona a cui vuoi bene ti consiglia un libro, la vai subito a cercare in mezzo alle pagine. Tabby Cat è da sempre una delle mie pusher di letture più affidabili: mi ha fatto scoprire mondi vittoriani fatti di ombre e segreti, ribellioni che significano semplicemente ricercare se stessi, anti-eroine oppresse da regole non scritte, corsetti stringenti e stereotipi ancor più soffocanti. Sono sempre state letture che mi hanno aiutata a trovare risposte ma anche domande, e in cui mi sono sempre imbattuta in qualcosa che sono stata, o che avrei potuto essere.
E - ok, come al solito mi sto perdendo in qualche volo pindarico, ma qui il collegamento è semplicemente un'altra celebre citazione, quella che dice che leggere e viaggiare sono similitudini reciproche, che il mondo è un libro e che dove nasciamo è una pagina, per sfogliare tutte le altre dobbiamo prendere aerei, o treni, o i nostri stessi piedi e muoverci fra le righe del mondo per scrivere nuove storie.
Questa me la ricordo chi l'aveva detta - era Sant'Agostino.
Quel che volevo direi io, invece, era che Tabby Cat da ormai qualche anno mi parla con entusiasmo della Val di Mello, riserva naturale della Valtellina appena sopra Morbegno - ed ero molto curiosa di vederla con i miei occhi.
Scrivere è una pratica che non ammette bugie. È quasi una religione, più che un mestiere. Se non sei in pace con te stesso si blocca - e...
Il Madagascar e ciò che è diverso
Scrivere è una pratica che non ammette bugie.
È quasi una religione, più che un mestiere. Se non sei in pace con te stesso si blocca - e sarei in cerca di metafore più fini, ma mi viene in mente solo l'intestino. Ma poi c'è qualcuno che dice che del resto le crisi sono anche opportunità , che vengono per portare un po' di svolte - si tratta solo di buttarsi, trattenere il fiato, pigiare il pulsante "reset" e trovare la voglia di ricostruire ciò che andava inevitabilmente estirpato.
E la mia non è veramente un'assenza di cose da dire - è più un non saper come dirle. È più una ricerca di una voce nuova per dirle, perché sono cose nuove e la voce vecchia ormai stona un po', è scordata. È uno studio meticoloso, un'analisi SWOT di ciò che ci si aspetta che dovrei essere adesso: e la valutazione non è tanto il volerlo diventare oppure no, quanto il come diventarlo - in che modo ciò che già sono possa aiutarmi a diventarlo, quali mie caratteristiche possono essere rielaborate come punti di forza in questo nuovo panorama.
E poi, in mezzo a tutto questo, c'è la vita - c'è l'entropia.
C'è la maledizione del caos, delle coperte sempre troppo corte, di quell'unica tessera di domino su cui inciampi e che va a far crollare tutto il castello.
E, a quel punto, sono lecite anche le fughe.
La dea Izchel se ne sta lì, in ginocchio, davanti al mare turchese dei Caraibi - i palmi delle mani girati verso l'alto, i seni sodi...
Isla Mujeres - dee, iguane e pic nic al cimitero
La dea Izchel se ne sta lì, in ginocchio, davanti al mare turchese dei Caraibi - i palmi delle mani girati verso l'alto, i seni sodi, protesi al vento.
L'anno era il 2010. Il mese aprile, probabilmente. Sul giorno, di conseguenza, non sono in grado di dare indicazioni. La sera è tie...
Trieste e le aspettative
L'anno era il 2010. Il mese aprile, probabilmente. Sul giorno, di conseguenza, non sono in grado di dare indicazioni.
La sera è tiepida, piazza Unità d'Italia illuminata. E' come se indossasse un abito di gala, fatto del velluto buio della notte, scuro, suadente, tempestato di luci calde e preziose, che si sfumano nei suoi anfratti, che arricchiscono i suoi dettagli di un chiaroscuro espressivo.
Di là , al fondo, oltre alla strada, alla fine di quei gradini che scendono e si perdono nel mistero, ci deve essere il mare. Il mare di notte si indovina - è fatto di fruscii e profumi, il resto sono suggestioni.
"Ti va di fare una passeggiata o preferisci andare in albergo a riposarti?"
Mi andrebbe, in realtà .
Ma è il mio accompagnatore che non mi va. Sorride sotto agli occhiali e al naso camuso, mentre si alliscia i capelli impomatati. La giacca gli tira sulla pancia. E' gentile, ma logorroico. Sono nove ore che cerca di rendersi interessante, senza sosta. Io ormai ci ho rinunciato da tempo.
Sono qui per lavoro - per fare un colloquio, in realtà .
Le modalità d'ingaggio delle società di consulenza in body rental ricordano le audizioni per i programmi tv. Solo che non devi dire che sai cantare e ballare, ma che sai programmare in Java e usare Oracle. E soprattutto che cerchi occasioni di crescita per uscire dalla tua zona di comfort e sei portata per il lavoro in team.
Abbiamo cenato a base di pesce, ma non ricordo che cosa.
Vedo un'ombra agitarsi sotto una macchina parcheggiata di fianco al marciapiede. L'ombra si trasforma in una coda glabra e coriacea: è un grosso topo.
"Tornerei in albergo, grazie".
Che leggere e viaggiare siano metafore interconnesse l'uno dell'altro non l'ho scritto soltanto io più di una volta, ma è un ...
Guernsey: leggere, viaggiare, cercare
Che leggere e viaggiare siano metafore interconnesse l'uno dell'altro non l'ho scritto soltanto io più di una volta, ma è un leit-motiv che ha inventato Sant'Agostino, dicendo che chi non viaggia legge soltanto una pagina del libro della vita - e che va avanti dai suoi tempi.
Quello che posso aggiungere è che l'altra cosa che leggere e viaggiare hanno in comune è lo scopo, il motivo per cui si intraprende il percorso scelto - che sia fra parole di carta o seduti su un aereo che attraversa l'oceano.
C'è chi fa entrambe le cose semplicemente per divertirsi - ed è una cosa buona e giusta. E credo che sia questa la discriminante per l'annosa questione fra quale sia la differenza tra chi è turista e chi è viaggiatore: lo scopo del turista è il divertimento - e immagino che ci siano anche turisti della letteratura.
Il viaggiatore no.
Il viaggiatore cerca altro.
Il viaggiatore, fondamentalmente, cerca risposte, cerca domande. Cerca pezzi di sé.
Nei viaggi e nei libri.
Se trascorri molto tempo a fare cose che ti piacciono, prima o poi giungi sempre a qualche conclusione. A me ad esempio piace visitare ...
L'Abbazia di Staffarda e perché i gatti amano le chiese
Se trascorri molto tempo a fare cose che ti piacciono, prima o poi giungi sempre a qualche conclusione.
A me ad esempio piace visitare abbazie e cattedrali medievali - non so bene se sia perché ho letto troppe volte Il Nome della Rosa ad un'età in cui la gente normale, di solito, si diverte in altri modi, o se perché una delle mie vite precedenti l'ho trascorsa in un posto così. Forse ero un monaco amanuense - o una vivandiera accusata di stregoneria perché voleva imparare a leggere; ma adesso non ha molta importanza.
Quello che volevo dire è che sono giunta ad una conclusione anche per quanto riguarda le abbazie medievali.
E cioè che ogni abbazia che si rispetti dovrebbe avere le seguenti cose:
1) un gatto come custode (o più di uno);
2) dei pipistrelli;
3) una leggenda.
L'Abbazia di Staffarda, che si trova vicino a Saluzzo, in provincia di Cuneo, rispetta tutte queste regole - e adesso ve le racconto.
Tempo fa qualcuno mi aveva chiesto se credessi o meno nella serendipità - scoperte felici che avvengono per puro caso, mentre stai cerca...
La serendipità di Treviso
Tempo fa qualcuno mi aveva chiesto se credessi o meno nella serendipità - scoperte felici che avvengono per puro caso, mentre stai cercando altro.
Io penso che la questione non sia crederci o meno - la questione è che ti capiti o no.
La mia serendipità più recente è stata in un weekend a Venezia: dicono che sia una caratteristica di tutti gli introversi, quella di voler avere sempre tutto sotto controllo e di pianificare le cose con largo anticipo - non lo so, però di sicuro mia lo è. Ma la serendipità serve appunto a dimostrare che, anche quando i piani saltano e ti sembra di essere stata sfortunata, non sempre è così.
Perché, del resto, ci sono cose che puoi controllare - e altre che, comunque, anche se non puoi controllare, ti permettono di arginarne gli effetti negativi con le giuste precauzioni. Il maltempo, ad esempio - che per quel weekend avevo previsto e tamponato, con ombrelli e giacche pesanti. Poi ce ne sono altre che ti scordi di controllare, e che, magari, anche se avessi controllato, non avresti comunque saputo bene come gestire.
L'acqua alta a Venezia - tanto per dirne una.
La mia serendipità , quindi, è stato il primo treno che andasse altrove.
La mia serendipità è stata Treviso.
Il mare è un amore universale. Lo è, alla fine, perché ha diverse, quasi infinite declinazioni: è fatto di superfici, luminose e ridenti...
Le alghe di Playa Maroma e il lato positivo
Il mare è un amore universale.
Lo è, alla fine, perché ha diverse, quasi infinite declinazioni: è fatto di superfici, luminose e ridenti, ed è fatto di profondità , di segreti insondabili, di libertà selvaggia e di paura.
Quello che mi piace del mare è questa contraddizione: quella di darti l'impressione di essere fatto di misteri incomprensibili, e al tempo stesso di piaceri semplici - la sabbia umida sotto ai piedi, la danza eterna delle onde, che scappano e poi tornano, e di tanto in tanto ti regalano qualcosa; il vento fra i capelli, il sale sulle labbra, il colore azzurro, diverso eppure uguale a quello del cielo.
Cose di cui ci si dimentica quando si è lontani.
Cose che sono come una terapia, quasi una specie di anestetico - qualcosa che culla i pensieri, che disinfetta le ferite: non li fa sparire, li zittisce solo, per qualche attimo.
Il ghiaccio a me fa venire in mente alcune fiabe che leggevo da bambina. Intendo distese di ghiaccio, paesaggi fatti solo di bianco e di...
Jokursalon, il regno dei ghiacci
Il ghiaccio a me fa venire in mente alcune fiabe che leggevo da bambina.
Intendo distese di ghiaccio, paesaggi fatti solo di bianco e di cristalli freddi, ovviamente - non ghiaccio a cubetti per le bibite o quello che ci si mette su un ginocchio sbucciato.
Mi viene in mente la Regina delle Nevi, che adesso si chiama Elsa di Frozen - e sono ben contenta che qualcuno abbia deciso di raccontare la sua versione della storia, perché i cattivi spesso sono solo quelli che non hanno potuto spiegare il loro punto di vista, o che sono meno bravi nel marketing.
E anche perché, crescendo, anche io ho poi scoperto di avere questo super potere di congelare - solo che non ho mai capito a cosa servisse davvero, dato che serve per allontanare cose superflue, ma a volte finisce per allontanare anche tutto il resto, anche quello che non vorresti allontanare.
Ci sono posti in cui sai già che prima o poi dovrai tornare. Non subito; perché lo vorresti anche, ma alla fine la vita scivola sempre v...
Saint-Malo e i tramonti in regalo
Ci sono posti in cui sai già che prima o poi dovrai tornare.
Non subito; perché lo vorresti anche, ma alla fine la vita scivola sempre via, le cose si rimandano, le mete si affastellano in coda - sgomitano: io, io, io - per farsi visitare e gli devi dare retta.
Ma lo sai, lo sai già che ci tornerai.
Questo è un viaggio che è anche un libro. È un'ovvietà , credo, dal momento che viaggi e libri sono la stessa cosa, solo che i prim...
San Sebastian, Donostia
Questo è un viaggio che è anche un libro.
È un'ovvietà , credo, dal momento che viaggi e libri sono la stessa cosa, solo che i primi li scrivi e i secondi li leggi - e nei primi trasformi i luoghi in parole, mentre nei secondi fai il contrario.
Ma quando ho deciso di partire per i Paesi Baschi, fregandomene che fosse novembre, fregandomene della pioggia quasi certa, l'ho fatto insieme alle pagine di Fernando Aramburu, che dà il nome di "Patria" a questo angolo estremo del territorio geografico spagnolo, addossato ai Pirenei ed affacciato su un mare impetuoso che è quasi oceano.
Ho sempre avuto questo vizio, di rimanere seduta in disparte ad osservare. E ho sempre avuto anche un altro vizio, che va di pari passo c...
I tramonti di Boston (un anno fa)
Ho sempre avuto questo vizio, di rimanere seduta in disparte ad osservare.
E ho sempre avuto anche un altro vizio, che va di pari passo con questo, forse - la mania dei dettagli.
Credo sia perché sono perennemente in cerca di qualcosa, ovunque mi trovi: qualcosa che mi appartenga, almeno un po'.
E queste cose che mi appartengono, che trovo in giro, sono la mia collezione mentale preferita: le tengo con me, come ricordi chiusi in una qualche scatola di latta speciale, e li sfoglio, di tanto in tanto - perché così, ogni volta che mi sento sola, e forse anche un po' sbagliata, me ne ricordo, e realizzo di non esserlo.
Le cascate per me sono ipnotiche. Un po' come lo è il fuoco: il loro ritmo irregolare ma armonico, la loro forza rapiscono - spaventa...
Vuoi vedere la mia collezione di cascate islandesi?
Le cascate per me sono ipnotiche.
Un po' come lo è il fuoco: il loro ritmo irregolare ma armonico, la loro forza rapiscono - spaventano, in fondo, ma incantano anche.
C'è qualcosa di quasi ineluttabile nel loro flusso continuo di acqua che cade dall'alto - o che cade verso il basso, dipende da che punto di vista si osservano.
Sembrano un ciclo quasi eterno che si ripete instancabilmente, una di quelle cose che forse si tendono a dare per scontate, ma che, a ben guardare, non lo sono.
In Islanda, in questa strana e bellissima isoletta che se ne sta in disparte su in un angoletto del Mar Artico, ce n'è una concentrazione altissima.
Sembra quasi che l'Islanda, figlia del fuoco e del ghiaccio, abbia deciso, come hobby, di collezionarle.
Ne ha di tutti i tipi: grandi ed impetuose, alte e spettacolari, drammatiche e selvagge, gentili e delicate.
Indubbiamente una gran bella collezione.
Molto più di quelle di farfalle che servono per far salire le persone in casa propria con secondi fini; o di quando alle medie facevamo compilare la Smemoranda alle compagne di classe, e, alla domanda "Cosa collezioni?", chi voleva essere originale rispondeva "Amiche che mi vogliono bene".
Più che originale, in realtà , io già all'epoca la trovavo una risposta paracula - e sono sempre stata contraria alle collezioni che coinvolgano esseri umani.
Quindi vince la collezione di cascate.
Venite che ve la mostro...
Lo schermo sul mio sedile del Boeing 757 Copenaghen - Reykjavik della Icelandicair mi informa che un islandese su dieci ha pubblicato un ...
Il cielo sopra l'Islanda
Lo schermo sul mio sedile del Boeing 757 Copenaghen - Reykjavik della Icelandicair mi informa che un islandese su dieci ha pubblicato un libro.
Coloro che risiedono ufficialmente sul suolo della repubblica islandese sono all'incirca 350 mila anime. E, a quanto pare, devono avere tutti un temperamento piuttosto artistico. E, a parte ciò, riescono financo a pubblicare - che, come tutti gli aspiranti scrittori sanno, da noi è un obiettivo equiparabile alla vincita del primo premio della Lotteria di Capodanno, in termini di probabilità di realizzazione.
Quindi comincio già a provare un po' di curiosa ed aperta ammirazione per questo Paese.
La scritta sul monitor cambia, e mi dice che in islandese ci sono cento diverse parole per definire il vento.
Ciò mi fa cominciare a sospettare che debba essere un elemento dominante.
Ma al tempo stesso mi fa anche domandare come mai invece noi, nel dialetto della Val di Susa, non abbiamo altrettanti termini per descrivere il nostro agente atmosferico preponderante.
Leggere è già un po' viaggiare. Per me è sempre stato un connubio molto stretto, due passioni molto forti che non riesco a vedere co...
5 bellissime librerie in giro per il mondo
Leggere è già un po' viaggiare.
Per me è sempre stato un connubio molto stretto, due passioni molto forti che non riesco a vedere come del tutto distinte - nel senso che, credo, entrambe nascono dagli stessi ingredienti: curiosità , voglia di imparare, desiderio di capire meglio se stessi ritrovandosi in altre storie o in altri luoghi.
Amo i libri perché sono tante cose insieme: sono degli specchi in cui s[i incontrano pezzi di sé, sono delle finestre aperte sul mondo, sono maestri che insegnano - maestri eccezionali, perché stimolano a riflettere, a rielaborare, che è sempre il modo più efficace di imparare. Ma sono anche svago, distrazione dalle crepe del quotidiano, coinvolgimento - e pura, semplice bellezza.
Amo i viaggi perché sono esattamente le stesse cose - ma racchiuse in paesaggi, monumenti, incontri ed esperienze, anziché in pagine di carta e righe di inchiostro.
Forse un viaggio è un libro in 3D, un libro che ci scriviamo noi, con la complicità del destino e delle nostre scelte.
Forse chi ama leggere ama automaticamente anche viaggiare, e viceversa.
Questo post è dedicato a tutti i lettori-viaggiatori come me.
Eccovi 5 librerie meravigliose in cui mi sono imbattuta in giro per il mondo e che vi faranno subito venir voglia di partire:
Per una volta, cominciamo una storia dalla fine. E' il mio ultimo giorno a Santorini , e, quando stai per andartene, non ti resta mo...
Santorini e gli addii
Per una volta, cominciamo una storia dalla fine.
E' il mio ultimo giorno a Santorini, e, quando stai per andartene, non ti resta molto altro da fare se non rimanere sulla sua spiaggia nera.
A Santorini tutte le spiagge sono nere; ma quella che viene chiamata così è una sola: è più nera delle altre, e le fa apparire di un nero sbiadito - o forse soltanto di una sfumatura di grigio particolarmente cupa. La sabbia nera non è sabbia: sono briciole di vulcano - che col sole diventano bollenti e che incupiscono anche il mare blu, che diventa subito profondo e torbido già a pochi passi dalla riva.
A Santorini c'è sempre il vento: un refolo costante che ti accompagna come un respiro, a tratti più impetuoso, affannato, da trasportare via asciugamani e segnalibri appoggiati sui lettini. Se tace è solo per pochi attimi - e subito ti sembra un sollievo, ma dopo pochissimo già ti manca, perché ti accorgi immediatamente di come batte e morde il sole quando lui non c'è.
Santa Maria di Leuca Sole, mare e vento - e poi, qualcosa di più. La costa è fatta di promontori aspri, di terra rossa, bruciata. Di r...
Cartolina dal Salento
![]() |
| Santa Maria di Leuca |
Sole, mare e vento - e poi, qualcosa di più.
La costa è fatta di promontori aspri, di terra rossa, bruciata. Di rocce bianche, taglienti come sanno esserlo le parole - una bellezza fatta di silenzio, di blu.
La strada sembra sempre essere in salita, come se non scendesse mai.
Sono curve rosicchiate alla roccia, che ti concede di attraversarla per lasciarti vedere il mare.
C'è quell'appannatura di trascuratezza che si ritrova in tutto il Mediterraneo, fatta di troppa concretezza - che può venir vista come negligenza, ma che forse è solo una visione diversa, non un'indifferenza verso la bellezza che circonda, ma solo una sua integrazione in uno stile di vita più semplice, meno attento all'estetica.
Un po' di cemento di troppo, qualche costruzione abbandonata a metà .
E' ottobre e ci sono pochi turisti.
C'è silenzio. Silenzio nei vicoli dei paesini, che sono un labirinto bianco da cui speri prima o poi di emergere per vedere il mare. Silenzio sulle spiagge, belle come se venissero da luoghi assai più remoti. Silenzio in cima ai promontori, con quelle rocce grandi che ti fanno guardar lontano - e se ci fosse il cielo più terso vedresti persino l'Albania.
Parigi , ogni tanto, ci va. E' autunno, sono triste ma anche un po' felice - forse semplicemente si chiama malinconia, e dipend...
Parigi, in un soffio
Parigi, ogni tanto, ci va.
E' autunno, sono triste ma anche un po' felice - forse semplicemente si chiama malinconia, e dipende dalle cose che si sfiorano soltanto, e da quelle che sono candidate a diventare ricordi. E non si sa mai bene come si debba definire, un ricordo: se sia più qualcosa che si ha avuto, oppure qualcosa che si ha perduto.
Forse entrambe le cose.
Ed è qualcosa - questo strano miscuglio di emozioni amare e calde, che si abbina bene all'autunno. Perché sussurrano, non gridano. Perché vorticano, ma delicate, come una specie di danza.
Come una foglia che cade.
E' un giovedì sera di inizio novembre, e Tabby Cat ed io ce le stiamo raccontando queste emozioni - che hanno un nome ed un cognome, ma alla fine siamo più che altro noi stesse.
Domani partiamo per Parigi - e intanto beviamo vino rosso piemontese.

















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