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Ci sono viaggi che non sono soltanto scoperte, ma sono anche ritorni: ritorni alle cose del passato, ai ricordi che tieni chiusi dentro...

La mia scatola di latta del Lago Maggiore La mia scatola di latta del Lago Maggiore

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Ci sono viaggi che non sono soltanto scoperte, ma sono anche ritorni: ritorni alle cose del passato, ai ricordi che tieni chiusi dentro qualche scatola di latta nascosta sotto al letto dove dormivi da bambina - che sono oggetti semplici ma che, non appena li sfiori, sprigionano un milione di storie.
Il Lago Maggiore è, da Torino, la gita fuoriporta della domenica per eccellenza, e, per me, ogni suo angolo è rivestito di diversi strati geologici di memorie, uno per ciascun anno in cui ci sono tornata. In età adulta le mie visite si sono fatte più sporadiche, ma forse, da un lato, è bene così: le percezioni dell’infanzia sono dotate di un filtro speciale, che fa sembrare tutto più maestoso e grande; quindi li accantono un po’ i ricordi del lago legati all’età adulta, li piego e li metto da parte, e preferisco continuare ad indossare quelli in cui questo posto era il reame incantato della mia infanzia.
Ma, a volte, nei luoghi che conosci bene quasi quanto una dependance di una parte di te, è bello anche tornarci con qualcuno che li vede per la prima volta: farli conoscere a qualcuno che non li conosce significa anche prendere in prestito il suo sguardo e riuscire a vederli dopo tanto tempo con occhi nuovi. E la mia amica Tabby Cat è la persona ideale per sperimentare questo nuovo punto di vista, perché il suo approccio alle cose nuove è sempre carico di entusiasmo e spontaneità.

Quando si attende qualcosa, che sia fonte di gioia o fonte di ansia, il tempo è sempre dilatato: è l’attesa stessa a gonfiarlo, e cont...

Reykjavik - tramonti vichinghi e cattedrali aliene Reykjavik - tramonti vichinghi e cattedrali aliene

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Quando si attende qualcosa, che sia fonte di gioia o fonte di ansia, il tempo è sempre dilatato: è l’attesa stessa a gonfiarlo, e continua a gonfiarlo mentre ci cammini sopra – e ti sembra che l’orizzonte si allontani, anziché avvicinarsi. Se poi, per caso, quello che stai aspettando è un tramonto estivo in Islanda, la dilatazione percepita è ancora più infinita, perché non hai più a disposizione i tuoi comuni punti di riferimento temporali. Un tramonto estivo in Islanda arriva tardi, molto più tardi; e fin qui – è una elementare nozione di geografia. Ma il fatto è che, anche i cambiamenti di luce e di colori del paesaggio che normalmente ne sono il preludio qui sembrano essere diversi – o meglio, sono rallentati: è come se tutto durasse molto di più, un crepuscolo in slow motion che procrastina al limite del lecito tutte le sue fasi.

Vai al mare se vuoi imparare qualcosa sulle tue profondità, vai in montagna se vuoi imparare qualcosa sulla tua forza - diceva qualcuno, ...

Val di Mello: mucche brutte, monti disgraziati e nobili bidet Val di Mello: mucche brutte, monti disgraziati e nobili bidet

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Vai al mare se vuoi imparare qualcosa sulle tue profondità, vai in montagna se vuoi imparare qualcosa sulla tua forza - diceva qualcuno, ma non ricordo bene chi.
Forse ero io, in realtà.
Qualcun altro ancora diceva che quando una persona a cui vuoi bene ti consiglia un libro, la vai subito a cercare in mezzo alle pagine. Tabby Cat è da sempre una delle mie pusher di letture più affidabili: mi ha fatto scoprire mondi vittoriani fatti di ombre e segreti, ribellioni che significano semplicemente ricercare se stessi, anti-eroine oppresse da regole non scritte, corsetti stringenti e stereotipi ancor più soffocanti. Sono sempre state letture che mi hanno aiutata a trovare risposte ma anche domande, e in cui mi sono sempre imbattuta in qualcosa che sono stata, o che avrei potuto essere.
E - ok, come al solito mi sto perdendo in qualche volo pindarico, ma qui il collegamento è semplicemente un'altra celebre citazione, quella che dice che leggere e viaggiare sono similitudini reciproche, che il mondo è un libro e che dove nasciamo è una pagina, per sfogliare tutte le altre dobbiamo prendere aerei, o treni, o i nostri stessi piedi e muoverci fra le righe del mondo per scrivere nuove storie.
Questa me la ricordo chi l'aveva detta - era Sant'Agostino.
Quel che volevo direi io, invece, era che Tabby Cat da ormai qualche anno mi parla con entusiasmo della Val di Mello, riserva naturale della Valtellina appena sopra Morbegno - ed ero molto curiosa di vederla con i miei occhi.

Scrivere è una pratica che non ammette bugie. È quasi una religione, più che un mestiere. Se non sei in pace con te stesso si blocca - e...

Il Madagascar e ciò che è diverso Il Madagascar e ciò che è diverso

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Scrivere è una pratica che non ammette bugie.
È quasi una religione, più che un mestiere. Se non sei in pace con te stesso si blocca - e sarei in cerca di metafore più fini, ma mi viene in mente solo l'intestino. Ma poi c'è qualcuno che dice che del resto le crisi sono anche opportunità, che vengono per portare un po' di svolte - si tratta solo di buttarsi, trattenere il fiato, pigiare il pulsante "reset" e trovare la voglia di ricostruire ciò che andava inevitabilmente estirpato.
E la mia non è veramente un'assenza di cose da dire - è più un non saper come dirle. È più una ricerca di una voce nuova per dirle, perché sono cose nuove e la voce vecchia ormai stona un po', è scordata. È uno studio meticoloso, un'analisi SWOT di ciò che ci si aspetta che dovrei essere adesso: e la valutazione non è tanto il volerlo diventare oppure no, quanto il come diventarlo - in che modo ciò che già sono possa aiutarmi a diventarlo, quali mie caratteristiche possono essere rielaborate come punti di forza in questo nuovo panorama.
E poi, in mezzo a tutto questo, c'è la vita - c'è l'entropia.
C'è la maledizione del caos, delle coperte sempre troppo corte, di quell'unica tessera di domino su cui inciampi e che va a far crollare tutto il castello.
E, a quel punto, sono lecite anche le fughe.

La dea Izchel se ne sta lì, in ginocchio, davanti al mare turchese dei Caraibi - i palmi delle mani girati verso l'alto, i seni sodi...

Isla Mujeres - dee, iguane e pic nic al cimitero Isla Mujeres - dee, iguane e pic nic al cimitero

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La dea Izchel se ne sta lì, in ginocchio, davanti al mare turchese dei Caraibi - i palmi delle mani girati verso l'alto, i seni sodi, protesi al vento.
È lì per aspettare il bacio del suo amante, all'alba: la punta sud di Isla Mujeres si protende come un braccio teso nel mare, ed è il primo tratto di terra messicana che riceve i raggi del sole al mattino.
L'amante di Izchel è proprio il sole, e passa da lei per un bacio furtivo appena comincia la giornata, quando è ancora assonnato e delicato, un fascio di luce dorata che colora il buio ed il mare di tinte calde - prima di iniziare il suo lavoro di splendere alto nel cielo e distrarsi, diventare caldo e roboante, aggressivo, dominante.
C'è una leggenda che racconta di come il sole non sia sempre stato il sole, ma che prima fosse un uomo, venuto da una terra oltre il mare, distante mesi di viaggio, per conquistare l'impero dei Maya. Izchel non si sa se fosse già una dea o solo una donna, ma si innamorò di lui e lui di lei - e la parte interessante della storia potrebbe finire qui, perché di quando "vissero per sempre felici e contenti" mai a nessuno interessa raccontarlo; ma invece qualcun altro decise di dare alla storia un altro finale, e non fu un finale felice. Però perlomeno fu un finale poetico: credo che loro lo avrebbero preferito felice, ma questo è il tributo che richiedono le leggende.
Il generale spagnolo diventò il sole, Izchel la luna e possono sfiorarsi solo pochi istanti all'alba. A lui rimane questa statua di pietra con le sembianze della sua amata, come se fosse una foto sbiadita che si tiene nel portafoglio; a lei non si sa - così come non si sa se sia nata prima questa leggenda o "Ladyhawke", o se non esistessero il sole e la luna prima del sacrificio dei due amanti.


Se trascorri molto tempo a fare cose che ti piacciono, prima o poi giungi sempre a qualche conclusione. A me ad esempio piace visitare ...

L'Abbazia di Staffarda e perché i gatti amano le chiese L'Abbazia di Staffarda e perché i gatti amano le chiese

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Se trascorri molto tempo a fare cose che ti piacciono, prima o poi giungi sempre a qualche conclusione.
A me ad esempio piace visitare abbazie e cattedrali medievali - non so bene se sia perché ho letto troppe volte Il Nome della Rosa ad un'età in cui la gente normale, di solito, si diverte in altri modi, o se perché una delle mie vite precedenti l'ho trascorsa in un posto così. Forse ero un monaco amanuense - o una vivandiera accusata di stregoneria perché voleva imparare a leggere; ma adesso non ha molta importanza.
Quello che volevo dire è che sono giunta ad una conclusione anche per quanto riguarda le abbazie medievali.
E cioè che ogni abbazia che si rispetti dovrebbe avere le seguenti cose:

1)  un gatto come custode (o più di uno);
2) dei pipistrelli;
3) una leggenda.

L'Abbazia di Staffarda, che si trova vicino a Saluzzo, in provincia di Cuneo, rispetta tutte queste regole - e adesso ve le racconto.

Il mare è un amore universale. Lo è, alla fine, perché ha diverse, quasi infinite declinazioni: è fatto di superfici, luminose e ridenti...

Le alghe di Playa Maroma e il lato positivo Le alghe di Playa Maroma e il lato positivo

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Il mare è un amore universale.
Lo è, alla fine, perché ha diverse, quasi infinite declinazioni: è fatto di superfici, luminose e ridenti, ed è fatto di profondità, di segreti insondabili, di libertà selvaggia e di paura.
Quello che mi piace del mare è questa contraddizione: quella di darti l'impressione di essere fatto di misteri incomprensibili, e al tempo stesso di piaceri semplici - la sabbia umida sotto ai piedi, la danza eterna delle onde, che scappano e poi tornano, e di tanto in tanto ti regalano qualcosa; il vento fra i capelli, il sale sulle labbra, il colore azzurro, diverso eppure uguale a quello del cielo.
Cose di cui ci si dimentica quando si è lontani.
Cose che sono come una terapia, quasi una specie di anestetico - qualcosa che culla i pensieri, che disinfetta le ferite: non li fa sparire, li zittisce solo, per qualche attimo.

Per una volta, cominciamo una storia dalla fine. E' il mio ultimo giorno a Santorini , e, quando stai per andartene, non ti resta mo...

Santorini e gli addii Santorini e gli addii

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Per una volta, cominciamo una storia dalla fine.
E' il mio ultimo giorno a Santorini, e, quando stai per andartene, non ti resta molto altro da fare se non rimanere sulla sua spiaggia nera.
A Santorini tutte le spiagge sono nere; ma quella che viene chiamata così è una sola: è più nera delle altre, e le fa apparire di un nero sbiadito - o forse soltanto di una sfumatura di grigio particolarmente cupa. La sabbia nera non è sabbia: sono briciole di vulcano - che col sole diventano bollenti e che incupiscono anche il mare blu, che diventa subito profondo e torbido già a pochi passi dalla riva.
A Santorini c'è sempre il vento: un refolo costante che ti accompagna come un respiro, a tratti più impetuoso, affannato, da trasportare via asciugamani e segnalibri appoggiati sui lettini. Se tace è solo per pochi attimi - e subito ti sembra un sollievo, ma dopo pochissimo già ti manca, perché ti accorgi immediatamente di come batte e morde il sole quando lui non c'è.

Santa Maria di Leuca Sole, mare e vento - e poi, qualcosa di più. La costa è fatta di promontori aspri, di terra rossa, bruciata. Di r...

Cartolina dal Salento Cartolina dal Salento

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Santa Maria di Leuca

Sole, mare e vento - e poi, qualcosa di più.
La costa è fatta di promontori aspri, di terra rossa, bruciata. Di rocce bianche, taglienti come sanno esserlo le parole - una bellezza fatta di silenzio, di blu.
La strada sembra sempre essere in salita, come se non scendesse mai.
Sono curve rosicchiate alla roccia, che ti concede di attraversarla per lasciarti vedere il mare.
C'è quell'appannatura di trascuratezza che si ritrova in tutto il Mediterraneo, fatta di troppa concretezza - che può venir vista come negligenza, ma che forse è solo una visione diversa, non un'indifferenza verso la bellezza che circonda, ma solo una sua integrazione in uno stile di vita più semplice, meno attento all'estetica.
Un po' di cemento di troppo, qualche costruzione abbandonata a metà.
E' ottobre e ci sono pochi turisti.
C'è silenzio. Silenzio nei vicoli dei paesini, che sono un labirinto bianco da cui speri prima o poi di emergere per vedere il mare. Silenzio sulle spiagge, belle come se venissero da luoghi assai più remoti. Silenzio in cima ai promontori, con quelle rocce grandi che ti fanno guardar lontano - e se ci fosse il cielo più terso vedresti persino l'Albania.

Polignano  per me era un bisogno di mare. Un bisogno di mare indefinito, senza troppi dettagli - solo colore blu, in qualsiasi sua sfum...

"Meraviglioso..." (come dicono a Polignano) "Meraviglioso..." (come dicono a Polignano)

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Polignano per me era un bisogno di mare.
Un bisogno di mare indefinito, senza troppi dettagli - solo colore blu, in qualsiasi sua sfumatura; solo aria leggera, un po' salata, qualcosa che ti scompiglia i capelli e ti fa evaporare i pensieri; solo qualche raggio di sole che scalda la pelle, che abbacina lo sguardo mentre cade morendo sull'acqua, esplodendo e facendola diventare dorata.
Volevo il mare, e questo lo sapevo.
Questo era facile.
Erano i dettagli più definiti, i particolari, i come ed i dove che ancora non sapevo.
Sono andata alla stazione di Bari, a consultare il tabellone delle partenze una domenica pomeriggio, a fare scorrere il dito sul vetro, davanti alle righe gialline che elencavano nomi di località - tutte più o meno col mare.
Polignano - ecco, Polignano forse ha quel che cerco.
Anche se non so ancora bene cosa sia.


Sono le 4 del mattino. Il cielo è nero ma sembra che non ci siano nubi. Cioè, è difficile a dirsi, ma dopo un po' gli occhi si ass...

Machu Picchu, e i segreti nelle rocce Machu Picchu, e i segreti nelle rocce

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Sono le 4 del mattino.
Il cielo è nero ma sembra che non ci siano nubi.
Cioè, è difficile a dirsi, ma dopo un po' gli occhi si assuefanno all'oscurità - e, nella coltre buia che ci circonda, si cominciano a distinguere le sfumature: c'è la mole cupa ed imponente di qualche montagna, ma il cielo sembra di colore uniforme, terso.
I sentierini di cemento di Aguas Calientes sono poco illuminati - qualche lampada elettrica qua e là, che butta chiazze giallastre nei vicoli, ma che lascia buia la stretta che fiancheggia il fiume e le montagne, lasciando solo indovinare lo scorrere tumultuoso dell'acqua più sotto, in base al suo lamento che si sussegue fra le rocce.
Il fiume di acqua è giù - qua, più in alto, c'è il fiume di gente.
Il fiume di gente scorre silenzioso ed ordinato, quasi in fila indiana - e io ci sono in mezzo.
Ho preso del caffè in fretta per carburare, ma non gli do particolari meriti per il fatto di non sentirmi minimamente assonnata nonostante la levataccia antelucana.
Sto andando a Machu Picchu - ed è questo il motivo per cui mi sento sveglia.

Stupinigi  Ã¨ una piccola frazione di Nichelino, comune della cintura sud di Torino - giù giù verso il fondo, dopo Mirafiori, dove il 4 fa...

Un gatto nero a Corte: la Palazzina di Caccia di Stupinigi Un gatto nero a Corte: la Palazzina di Caccia di Stupinigi

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Stupinigi Ã¨ una piccola frazione di Nichelino, comune della cintura sud di Torino - giù giù verso il fondo, dopo Mirafiori, dove il 4 fa il girotondo per tornare a ripercorrere corso Unione Sovietica al contrario (nel senso che se lo fa contromano, e non è nemmeno inglese), prima dell'imbocco della tangenziale.
Qui i Savoia avevano pensato bene di erigerci, tanto per cambiare, un palazzo - che, giustamente, quando sei nobile, per quanti tu ne abbia, non te ne puoi mai far mancare. E noi posteri ne siamo assolutamente felici - così poi li possiamo visitare, dire "Wow, quanto sarà stato bello vivere in questo posto, a parte d'inverno che doveva far un freddo barbino?" ed immaginare di essere stata, in una vita precedente, che so, l'addetta alla biblioteca di casa Savoia.
La principessa la lascio alle donne normali, perché non mi sarei divertita: le principesse non erano autorizzate a leggere, se non cose noiose da principesse - come addetta alle pulizie non si sa mai che qualche libro te lo potevi imboscare di nascosto. Del tipo "C'è davvero troppa polvere su questo Decameron, me lo dia, che lo porto via un attimo per un trattamento speciale di pulizia", oppure "Oh, questo libro è stato messo all'indice? Ma certo, lo dia a me, ci penso io a bruciarlo".
Sto tergiversando come al solito.
Stavo dicendo di quanti palazzi avessero i Savoia.
Erano i Savoia del resto, mica i Marchesi di Roccacannuccia.

Il viaggio da Arequipa  attraverso la Valle del Colca  Ã¨ lungo - ma ha in mezzo tutto il Perù. Le personalità (dei luoghi, delle persone...

Valle del Colca, deserti e metafore Valle del Colca, deserti e metafore

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Il viaggio da Arequipa attraverso la Valle del Colca Ã¨ lungo - ma ha in mezzo tutto il Perù.
Le personalità (dei luoghi, delle persone) sono fatte di dettagli: i dettagli sono tessere di puzzle, e sono metafore - servono per vedere altro, sono come un codice che compone una frase, ma che serve anche per leggere fra le righe qualcosa che rimane come scritto in una lingua straniera, che non riesci ad afferrare fino in fondo. Ma di cui, bene o male, riesci ad afferrare il senso.
I dettagli di un luogo sono quelli che non compaiono nelle guide turistiche, nei filmati di promozione del territorio.
Sono quelli quotidiani ed un po' banali, spogli, magari sporchi anche, o brutti - ma reali, senza strati di trucco rifatto ad attutirne le imperfezioni, sinceri come una chiacchierata da sbronzi alle 2 di notte.

Ho ancora qualche granello di sabbia bianca nelle scarpe. La sabbia delle Maldive non brucia, ci puoi camminare tranquillamente a piedi ...

Le Maldive, punti di vista fuori dagli schemi Le Maldive, punti di vista fuori dagli schemi

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Ho ancora qualche granello di sabbia bianca nelle scarpe.
La sabbia delle Maldive non brucia, ci puoi camminare tranquillamente a piedi scalzi anche a mezzogiorno - ma in compenso punge parecchio. E' fatta di coralli.
Qua e là c'è qualche rametto monco, bianco e poroso.
Un corallo morto che si è trascinato fino a riva, per alimentare il pezzo di terra che fuoriesce dall'acqua.
Quell'acqua incredibile - trasparente, increspata come un cristallo grezzo, sfumata dal blu al verde, intensissima e pura.
I colori sono forti, estremi.

E' lunedì mattina e Boston sta sonnecchiando ancora un po'. Oppure si stiracchia, e con la faccia ancora stropicciata, un po...

Scarafaggi, scoiattoli e rose (Boston - un inizio) Scarafaggi, scoiattoli e rose (Boston - un inizio)

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E' lunedì mattina e Boston sta sonnecchiando ancora un po'.
Oppure si stiracchia, e con la faccia ancora stropicciata, un po' intontita, scende in strada.
Il cielo è grigio, ma non è una cortina invalicabile: è un grigio tenue, luminoso, segno che dietro il sole si sta forse sforzando in qualche modo di farsi strada - o di ricordare che lui esiste in ogni caso, anche quando ci sono le nuvole.
Io non ho sonno.

Lo sai che in Perù puoi incontrare lama passeggiare tranquilli ed un po' indolenti per la strada, proprio qua incontri i piccioni? ...

Lo sai che in Perù... ?? Lo sai che in Perù... ??

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Lo sai che in Perù puoi incontrare lama passeggiare tranquilli ed un po' indolenti per la strada, proprio qua incontri i piccioni?
Non che un lama sia paragonabile ad un piccione - in nessuna maniera.
Il lama è più simpatico, tanto per dirne una.

Il nostro albergo non è il Park Hyatt , però per qualche attimo ho l'impressione che lo sia. Gli somiglia, magari, vagamente - né più...

Lost in translation (A Black Cat in Tokyo) Lost in translation (A Black Cat in Tokyo)

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Il nostro albergo non è il Park Hyatt, però per qualche attimo ho l'impressione che lo sia. Gli somiglia, magari, vagamente - né più né meno a quanto io possa somigliare, molto vagamente, a Scarlett Johansson, che alla fine abbiamo entrambe curve abbondanti, e labbra carnose, e occhi grandi, e capelli che stanno un po' così come pare a loro, ma chissà perché su di lei il tutto fa un effetto molto diverso che su di me.
Ecco, appunto, io non somiglio affatto a Scarlett Johansson.

"Qual è la cosa che ti è piaciuta di più del Giappone?" mi chiedono. E questa è una domanda che mi manda in crisi fin dai te...

Miyajima, il Giappone e i simboli Miyajima, il Giappone e i simboli

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"Qual è la cosa che ti è piaciuta di più del Giappone?" mi chiedono.
E questa è una domanda che mi manda in crisi fin dai tempi del tema sulle vacanze alle elementari.
Di solito per rispondere provo ad andare per simboli.
Del Giappone ho visto molte facce - complesse, sfumate, anche contraddittorie.
Ma se chiudo gli occhi e provo ad astrarlo, a condensarlo, l'immagine più nitida, più intensa che mi rimane è quella della spiaggia di Miyajima - il portale torii rosso lambito dall'acqua azzurra, le tinte chiarissime del cielo, della sabbia, delle lanterne che si trasfigurano tutto attorno, i daini che ti camminano al fianco, il silenzio nonostante la gente.

Quando prima vi dicevo che il Giappone è un mondo diverso, lo intendevo davvero nel senso letterale del termine. Ci sono regole, usanze, el...

10 cose da fare in Giappone 10 cose da fare in Giappone

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Quando prima vi dicevo che il Giappone è un mondo diverso, lo intendevo davvero nel senso letterale del termine.
Ci sono regole, usanze, elementi di uso comune, rituali e leggi ascritte che sono completamente differenti da quelle che abbiamo, più o meno, in tutto il mondo occidentale.
Viaggiare in Giappone è come leggere un libro del tutto nuovo, un libro che ti assorbe e ti affascina in ogni singola riga, in ogni singola parola. E' un libro che vorresti continuare a leggere anche quando sei già partito, perché non sei riuscito a finirlo, e perché ogni parola che leggi ti fa nascere delle nuove domande, ti rimanda ad altri approfondimenti in giro per altre pagine.
Ci sono alcune cose, molto giapponesi, che, durante il viaggio là, possono essere d'aiuto per approfondire le parole lette in questo nuovo libro, per entrare in contatto in maniera più profonda e diretta con questo affascinante Paese.
Ecco i miei consigli e le mi esperienze:

Se mi dicevi " Malaga ", fino a poco tempo fa, mi sarebbe venuto in mente solo il gusto del gelato. Che non mi piace, tra l...

Malaga by night (and by day) Malaga by night (and by day)

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Se mi dicevi "Malaga", fino a poco tempo fa, mi sarebbe venuto in mente solo il gusto del gelato. Che non mi piace, tra l'altro.
O al massimo il suo aeroporto - che ha come codice IATA AGP e mi sono sempre domandata perché. Ho sempre avuto un po' la fissa di imparare a memoria le sigle IATA degli aeroporti, e adesso lo devo anche fare per lavoro: quelli della Grecia continuo a non riuscire a ricordarmeli; quelli della Spagna sono sicuramente più facili, ma perché abbiano scelto "AGP" per Malaga rimane un mistero.
Non mi sono mai domandata, comunque, come fosse Malaga come città.
Io agogno (quasi) sempre mete nordiche, paesaggi dalle tinte scure, orizzonti malinconici, cittadine introverse. La Spagna di solito la considero poco.
Ma ogni tanto ne sento il bisogno - è come se mi chiamasse.