L'anno era il 2010. Il mese aprile, probabilmente. Sul giorno, di conseguenza, non sono in grado di dare indicazioni. La sera è tie...
Trieste e le aspettative
L'anno era il 2010. Il mese aprile, probabilmente. Sul giorno, di conseguenza, non sono in grado di dare indicazioni.
La sera è tiepida, piazza Unità d'Italia illuminata. E' come se indossasse un abito di gala, fatto del velluto buio della notte, scuro, suadente, tempestato di luci calde e preziose, che si sfumano nei suoi anfratti, che arricchiscono i suoi dettagli di un chiaroscuro espressivo.
Di là , al fondo, oltre alla strada, alla fine di quei gradini che scendono e si perdono nel mistero, ci deve essere il mare. Il mare di notte si indovina - è fatto di fruscii e profumi, il resto sono suggestioni.
"Ti va di fare una passeggiata o preferisci andare in albergo a riposarti?"
Mi andrebbe, in realtà .
Ma è il mio accompagnatore che non mi va. Sorride sotto agli occhiali e al naso camuso, mentre si alliscia i capelli impomatati. La giacca gli tira sulla pancia. E' gentile, ma logorroico. Sono nove ore che cerca di rendersi interessante, senza sosta. Io ormai ci ho rinunciato da tempo.
Sono qui per lavoro - per fare un colloquio, in realtà .
Le modalità d'ingaggio delle società di consulenza in body rental ricordano le audizioni per i programmi tv. Solo che non devi dire che sai cantare e ballare, ma che sai programmare in Java e usare Oracle. E soprattutto che cerchi occasioni di crescita per uscire dalla tua zona di comfort e sei portata per il lavoro in team.
Abbiamo cenato a base di pesce, ma non ricordo che cosa.
Vedo un'ombra agitarsi sotto una macchina parcheggiata di fianco al marciapiede. L'ombra si trasforma in una coda glabra e coriacea: è un grosso topo.
"Tornerei in albergo, grazie".
E' lunedì mattina e Boston sta sonnecchiando ancora un po'. Oppure si stiracchia, e con la faccia ancora stropicciata, un po...
Scarafaggi, scoiattoli e rose (Boston - un inizio)
E' lunedì mattina e Boston sta sonnecchiando ancora un po'.
Oppure si stiracchia, e con la faccia ancora stropicciata, un po' intontita, scende in strada.
Il cielo è grigio, ma non è una cortina invalicabile: è un grigio tenue, luminoso, segno che dietro il sole si sta forse sforzando in qualche modo di farsi strada - o di ricordare che lui esiste in ogni caso, anche quando ci sono le nuvole.
Io non ho sonno.
Se pensavo a Bologna , nel corso dell'ultimo anno, mi veniva in mente la canzone di Carboni - quella in cui lui vaga di notte per le ...
Bologna è una regola?
Se pensavo a Bologna, nel corso dell'ultimo anno, mi veniva in mente la canzone di Carboni - quella in cui lui vaga di notte per le vie porticate della città sul tettuccio di un furgoncino assieme alla sua band sgallettata che sembra quella degli Aristogatti, dicendo cose un po' sconnesse sulle regole che noi cattolici post-moderni ci poniamo e su come la vita sia bellissima.
E mi sfugge il nesso.
E mi sfugge anche il perché secondo lui pure Bologna dovrebbe essere una regola.
Ma se è per questo non capisco nemmeno perché in un'altra canzone dica "Amami ancora adesso / sono sempre Luca lo stesso" - ti è mai venuto in mente che potrebbe essere proprio questo il motivo per cui non ti ama più??
Comunque, mi dispiaceva collegare Bologna con questa canzone, che, a dirla tutta, mi fa abbastanza cagare, perché Bologna a me piace, è una città graziosa ed alla mano - quindi ho pensato che il metodo più efficace per resettare questa associazione fosse sovrascriverla con qualche memoria più recente.
Qualche tempo fa avevo l'abitudine di scrivere il mio contro-oroscopo. Avete presente quei libri che vendono quando comincia un nuovo a...
Il mese di Aprile in #10scatti
Avete presente quei libri che vendono quando comincia un nuovo anno, con l'oroscopo di tutti i segni zodiacali, suddivisi per mesi?
Ecco - io, quando terminava un mese, mi scrivevo sul diario quello che effettivamente era successo, usando il tono ed il registro che di solito hanno gli astrologi. Qualche volta, se mi capitava di avere sottomano uno di quei libri, andavo a confrontare.
Chiaramente non ci azzeccavano mai. Ma proprio qui stava il bello - nel contrasto fra realtà e previsioni. Che è già arduo per noi statistici, figuriamoci per gli astrologi.
Comunque - ho deciso di inaugurare una specie di contro-oroscopo anche qui, usando 10 fotografie per riassumere il mese che è appena trascorso.
Perché mi diverte l'idea di farlo.
Perché mi piace ricordare.
Perché rimpiango sempre di avere poche foto a testimonianza dei momenti speciali, di quelli davvero belli. Ma a volte ce ne sono altre che funzionano da perfette metafore.
A Monza c'è la storia di Gertrude, figlia non primogenita di una nobile famiglia che fu obbligata a prendere il velo e finì comunque per...
[I Viaggiatori Ignoranti] - La Monaca di Monza... di Saluzzo
Ma anche in Piemonte, a Saluzzo per la precisione, abbiamo una storia simile: più tragica e più avventurosa, anche se meno conosciuta.
Manzoni non ve l'ha raccontata, ma ci provo io, dalle pagine de I Viaggiatori Ignoranti.
Clicca sull'immagine per leggerla... e prepara i fazzoletti!
Avete mai fatto una follia per amore? Avete mai avuto voglia di regalarle la luna, le stelle, il mare e le montagne? Uno stadio da calcio, ...
Mille isole nell'Ontario (e una a forma di cuore)
Avete mai avuto voglia di regalarle la luna, le stelle, il mare e le montagne? Uno stadio da calcio, una stazione spaziale - o semplicemente un cuore umano, il vostro?
George Charles Boldt, che era un milionario, ma non un milionario qualunque, aveva deciso che non si voleva accontentare di donare alla sua amata ogni battito pulsante del muscolo che gli palpitava nel petto.
George Charles Boldt era un immigrato prussiano, sbarcato tredicenne sul suolo statunitense a metà del 1800 per lavorare come cameriere, che nel giro di una decina d'anni divenne il direttore del Waldorf-Astoria a New York. E a sua moglie decise di regalare, oltre al suo cuore, un'intera isola con quella forma.
Perché questo blog si chiama "Souvenirs of a Black Cat"? Perché per i gatti neri ho sempre avuto un affetto particolare, un vero ...
I gatti neri portano fortuna
Perché per i gatti neri ho sempre avuto un affetto particolare, un vero e proprio debole.
Il loro manto lucido e morbido, del colore della notte, i loro occhi verdi intensi ed intelligenti, per me rappresentano l'apoteosi della felinità .
Chi ama e conosce i gatti, sa che quelli neri solitamente sono caratterizzati da una particolare intelligenza, da una curiosa predilizione per tutto ciò che è cartaceo e da uno spirito ancora più avventuroso e ribelle della media felina.
Se lo volessimo antropomorfizzare (anche se non sono molto sicura che gli farei un piacere in questo modo), il gatto nero sarebbe senza dubbio un gatto viaggiatore e scrittore - quindi il mio alter ego perfetto, la mascotte ideale per il mio blog di viaggi, osservazioni e misteri.
Ma non è solo questo...
Lo confesso, non è che io sia poi la più grande sostenitrice che esista al mondo del dover fare cose fuori dai propri schemi. O " out ...
Riguardo al fare cose fuori dagli schemi...
O "out of your system", come si dice in inglese. O "oeuv foera da la cavagna" (uovo fuori dal cesto), come si dice in piemontese.
Non nego che sia una pratica che possa avere la sua utilità , ma mi pare che oggigiorno sia anche un po' troppo sopravvalutata.
L'impressione è che la nostra società ci spinga a diventare delle specie di supereroi new age, proclamando che il trucco consista semplicemente nello scivolare nella corretta forma mentis e dopodiché si sarà in grado di poter fare qualunque cosa si desideri - pompando all'inverosimile i propri talenti (molto) nascosti al grido del mantra "Volere è potere".
Beh, io non ci credo.
Non dico che non ci si debba sforzare di fare qualunque cosa in nostro potere per realizzare i nostri sogni (e del resto è ciò che sto facendo pure io); ma non è vero che sia solo puramente questione di volere, per poi riuscire ad ottenere qualunque cosa.
E' anche una cosa piuttosto pericolosa da proclamare: non possiamo fare tutto ciò che ci sogniamo, non abbiamo a nostra disposizione tutti i talenti che vorremmo avere - e di questo dovremmo in ogni caso essere pienamente consapevoli.
C'era un tempo in cui Torino a Ferragosto era una città fantasma. Era il tempo in cui l'equazione Torino = FIAT era strettissima ed...
Torino a Ferragosto
Era il tempo in cui l'equazione Torino = FIAT era strettissima ed imprescindibile, priva di alternative: Torino viveva di FIAT, era un villaggio costruito attorno alla FIAT.
In agosto chiudeva la FIAT e chiudeva anche Torino.
Tutti al mare: i Piemontesi in Liguria, i meridionali immigrati per lavorare alla linea di montaggio tornavano a casa.
I negozi avevano le serrande abbassate e persino i piccioni facevano la fame.
In quel tempo nessuno si era ancora accorto che Piazza Castello fosse bella, quindi nessuno si stupiva nel vederla vuota.
Quando ero bambina per me l'aeroporto significava solo rivedere mio padre. Non accadeva spesso, ma qualche volta siamo andate a prender...
Storie di aeroporti
Non accadeva spesso, ma qualche volta siamo andate a prenderlo a Caselle, rimanendo in attesa fra i negozi ed i bar di vederlo comparire fra le porte scorrevoli di vetro oscurato.
C'era l'emozione di rivederlo, ma per me, fin da subito, aveva cominciato a mescolarsi anche con un'altra emozione: l'emozione dell'aeroporto, l'emozione del partire, di selezionare e rinchiudere le tue necessità in una piccola valigia da trascinarti dietro e pensare che adesso sei qui ma fra un paio d'ore sarai lontana migliaia di kilometri.
All'epoca il massimo dei miei viaggi era costituito dal mare della Liguria, a meno di tre ore di macchina da casa: non sapevo ancora che cosa ci fosse oltre quelle porte scorrevoli di vetro oscurato, non avevo ancora dimestichezza con tutte le procedure e le regole che il volare comporta, avevo visto solo la fetta di mondo che mi era stata data in dotazione alla nascita; eppure qualcosa di questi luoghi asettici e frenetici mi attirava inesplicabilmente.
Era il seme del morbo del viaggiatore che stava già cominciando a germogliare dentro di me.
Tutte le storie hanno un incipit, tutti i viaggi hanno una partenza, tutte le avventure hanno un inizio - e a me e a Ginger Cat solitamente ...
Un giorno a Londra con Ginger Cat - l'inizio dell'avventura...
Un po' per forza (avendo Torino e Genova collegamenti aerei diretti nel Regno Unito solo con la capitale), ma soprattutto per amore di questa città , i nostri viaggi in territorio britannico, che per noi somigliano sempre di più a dei ritorni a casa anziché a delle vacanze, cominciano e finiscono nell'Eterna Londra.
Quest'ultimo viaggio, per quanto mi riguarda, è stato preceduto da una settimana fatta di ritmi molto frenetici, di corse ansiose contro il tempo e di serate in cui il mal di testa mi trasformava in un animale da letargo - per cui non mi sono nemmeno resa bene conto che il tempo stesse passando, e, quando mi sono diretta in aeroporto, ancora non riuscivo a realizzare né di essere in vacanza, né di essere in partenza verso la mia seconda patria.
Siete a favore delle seconde chance? Personalmente cerco di non negarle mai a nessuno; ma devo anche confessare che, nella mia esperienza p...
Cat café torinese: ora sì che si miagola!!
Personalmente cerco di non negarle mai a nessuno; ma devo anche confessare che, nella mia esperienza personale, pressoché tutte le seconde chance che ho deciso di dare si sono poi rivelate delusorie. Per non parlare delle terze, delle quarte, o delle decimilionesime - visto che sono spesso recidiva.
Ma ad ogni regola corrisponde sempre un'eccezione, e, oggi, sono davvero contenta di aver deciso di dare una seconda chance al Miagola, il primo cat café torinese, aperto 3 mesi or sono nell'area pedonale di via Amendola.
Se vi è capitato di leggerla, saprete che la mia prima recensione su questo posto non è stata esattamente positiva: l'avevo scritta in un piovosissimo sabato di metà aprile, quando io & Ginger Cat eravamo rimaste parecchio deluse dal nostro caotico pranzo lì, inquinato da un'imperante disorganizzazione e da rumore e confusione che tenevano lontano i mici, ben decisi a starsene rannicchiati nella tranquillità dei loro rifugi e a non mettere piede fra adulti caciaroni e bambini scorrazzanti.
Ho meditato un po' se cancellare o meno il sopracitato articolo: mi dispiaceva lasciare della pubblicità negativa ad un posto che non solo, alla fine, è riuscito a riscattarsi, ma che è anche, come abbiamo scoperto oggi e come vi racconterò fra poco, un posto che ha una valenza speciale.
Alla fine ho deciso di lasciarlo, corredandolo però di una nota di commento - in modo tale che, se per caso qualcuno ha avuto lo stesso genere di esperienza poco positiva in questo posto (dato che, dopo un'occhiata su Tripadvisor, a quanto pare non siamo state le sole), sappia che le seconde opportunità a volte vale la pena di darle.
A volte si può riuscire a viaggiare senza uscire dalla propria città . E' un viaggio che consiste nel riuscire a vederla con occhi nuovi...
Torino & la Tabby Cat
E' un viaggio che consiste nel riuscire a vederla con occhi nuovi, con occhi che non sono appannati dall'abitudine, che non hanno il loro punto di focalizzazione spostato sui grattacapi della quotidianità , ma che siano in grado di vederla come se fosse la prima volta, di lanciarsi a scoprirla con la curiosità di chi non ce l'ha a disposizione tutti i giorni.
Sono occhi che sanno sorprendersi, che sanno scovare bellezza in ciò che si tende a dare per scontato; sono occhi che sanno potersi innamorare.
O ri-innamorare, ogni volta in maniera diversa.
A volte questi occhi riesce a regalarteli la visita di un'amica.
Scegliere l'itinerario che le si vuole mostrare è già un esercizio di cambio di visuale: si deve dare una valutazione in termini di bellezza ed importanza dei luoghi, ma si tratta anche di una valutazione emotiva, perché è una scelta che implica condivisione, una soggettività che è affettuosa comunione, che dice "Ti conosco, e so che ti piacerà ".
Ma il vero mutamento di sguardo arriva quando l'itinerario si mette in atto: è come un'avventura, un'esplorazione di qualcosa che non è più il tuo circondario quotidiano, ma si trasforma, ti offre aspetti completamente inediti, ti fa vedere sotto una nuova luce cose che pensavi di conoscere a memoria come le tue tasche.
Questa, se vogliamo, è una formula che può essere valida sempre e che possiamo mettere in atto assieme a qualunque persona, o anche da soli, giusto per tenerci in allenamento nell'imparare ad usare un nuovo paio di occhi.
Però devo dire che la mia amica Tabby Cat questo potere magico ce l'ha particolarmente accentuato... e questa, quindi, è la cronaca di quello che mi ha fatto scoprire e riscoprire durante un divertente weekend di inizio gennaio in cui è venuta a farmi visita.
...Sapete il detto "Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi" ?? Beh, la mia libera interpretazione è sempre stata Pasqua DOVE vuo...
[Amarcord] Pasqua con chi (e dove) vuoi...
Beh, la mia libera interpretazione è sempre stata Pasqua DOVE vuoi.
Sono un'anima vagabonda ed avrei sempre la valigia pronta, indipendentemente da tempo e stagioni; ma, dal momento che sono anche un gatto, confesso che il freddo mi impigrisce un po' e mi fa venir più voglia di viaggi mentali fatti al caldo in salotto fra le pagine di un libro o fra i voli pindarici di un sogno ad occhi aperti. Ergo, la Pasqua tendenzialmente per me rappresenta, con il suo primo slot di ferie dell'anno nuovo e la frizzante aria di primavera che fa venire voglia di novità ed esplorazioni, la prima occasione dell'anno per rimettere in pista le valigie.
Questo è un anno particolare: il primo viaggio c'è già stato e la vacanza pasquale è spostata di una settimana, con la partenza domenica prossima per il Galles; per cui per me questa Pasqua è casalinga, e, dopo essermi ben rimpinzata di cioccolato, adesso mi dedico a sfogliare con voi un po' di ricordi su come ho trascorso le Pasque degli scorsi anni, passate in viaggio...
Ricordate come ieri vi dicessi che dovrei cominciare a prendere qualche lezione su come imparare a rallentare un po' i miei ritmi di esp...
Parigi - Giorno 3 ... in pieno relax!
Beh, vorrei continuare scrivendo qualcosa del tipo "Nah, è bastata una notte di sonno ristoratore e mi sono ritemprata, fresca come una rosa e pronta a ripartire per una nuova maratona andando a piedi fino a Versailles!"... ma ovviamente non è andata proprio così.
Diciamo che oggi la mia lezione di "rallentamento" è stata d'obbligo, perché ero decisamente a pezzi e dolorante in pressoché qualunque punto del corpo.
Quindi il tema del post di oggi sarà "Come godersi una giornata di completo relax a Parigi" ;-)
Sarà che la stanchezza mi rende lamentosa e rugnante come un neonato che ha bisogno di dormire - e confesso che, forse l'età sta cominci...
Parigi - Giorno 2 ... lagne di un Grumpy Cat
In ogni caso ho deciso di dedicare la giornata di oggi a parlare un po' di qualche lato negativo.
Sì, lo so che avevo fatto la mia promessa da boy (girl? cat?) scout di sforzarmi di focalizzarmi sempre principalmente sui lati positivi, e anzi di andarli sempre a cercare proattivamente, al costo di mettersi a ravanare in mezzo all'impossibile pur di trovarli. Penso di riuscirci quasi sempre e, credetemi, non è stato facile auto-formarmi e disciplinarmi in questo, dal momento che non sono affatto nata né stata educata così.
Beh, ma ora la mia digressione suona un po' troppo mélo: in fin dei conti i lati negativi di una vacanza parigina non sono poi così cupi e duri da sopportare.
Però penso che un po' di sana critica ogni tanto possa essere altrettanto utile dell'enumerazione di ciò che è bello e piacevole.




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