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Quando ero piccola e con i miei genitori a volte andavamo al Parco della Mandria , a Venaria , in provincia di Torino, io me la immagin...

Venaria, la Versailles di Torino Venaria, la Versailles di Torino

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Quando ero piccola e con i miei genitori a volte andavamo al Parco della Mandria, a Venaria, in provincia di Torino, io me la immaginavo come una sorta di enorme creatura incantata che giaceva in una specie di sonno magico - una Biancaneve gigante, forse, o magari un drago buono.
La Reggia dormiva alle spalle del suo parco, chiusa ed abbandonata, uno dei tanti tesori italiani messi in un baule e dimenticati in cantina fra polvere e muffa.
Nel 2007 è arrivato il suo Principe Azzurro, che l'ha risvegliata, restaurata e finalmente riaperta al pubblico.

Da questo mio weekend a Vicenza  sono trascorsi ormai sei anni. Sei anni sono tanti - sono tanti in generale, in una misura obiettiva, perc...

I volti di pietra di Vicenza I volti di pietra di Vicenza

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Da questo mio weekend a Vicenza sono trascorsi ormai sei anni.
Sei anni sono tanti - sono tanti in generale, in una misura obiettiva, perché sono 72 mesi, sono 2190 giorni (e qui la smetto con le mie manie statistiche); ma sono tanti per me, perché sono più di due capitoli fa della mia vita.
Senza contare i paragrafi di cui sono composti questi capitoli, e le note a pié pagina, e le sottotrame che si sono intrecciate, a volte lente, a volte complicate, in queste pagine fittissime che sono state scritte da allora.
Eppure...
Eppure di questo weekend io ho un ricordo vividissimo.
Questo perché è stato uno di quei viaggi che non sono stati svolti solo fuori, ma anche dentro, uno di quei viaggi di cui poco importa se siano stati brevi o lunghi - perché si svolgono in primis in tua dimensione interiore, dove il tempo è gentile, si dilata, non segue le misure convenzionali ma aderisce alle curve dei tuoi pensieri, delle tue emozioni.
E' stato uno di quei viaggi che ricordi - non tanto (o non solo) per la meta, ma perché diventano pietre miliari di percorsi che fai dentro di te.
Ma la meta si fa scenografia della nuova tappa della tua anima: si ispirano a vicenda, l'interno e l'esterno, si cercano in uno scambio dialettico di segni - che i tuoi occhi cercano e che la tua anima interpreta, come risposte. O come nuove domande.
Ed è così che ricordo Vicenza, è così che ve la voglio presentare: in bianco & nero - non per privarla dei suoi colori, ma per trasmettervi, assieme alla sua, anche una sfumatura della mia anima in quel momento...

Se vi capita di vagare per l'atrio della stazione londinese di King's Cross , magari con l'aria un po' assonnata ed un bicch...

Jacobite Steam Train: Hogwarts, arriviamo!! Jacobite Steam Train: Hogwarts, arriviamo!!

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Se vi capita di vagare per l'atrio della stazione londinese di King's Cross, magari con l'aria un po' assonnata ed un bicchierone colmo di fumante caffè Costa in mano mentre siete in attesa di un treno che vi porti da qualche parte nel nord dell'Inghilterra, vi potrà capitare di vedere un nugolo di persone assiepate attorno ad un punto ben preciso di una delle pareti di mattoni della stazione.
Queste persone sono tutte allineate in una di quelle code religiosamente perfette che solo gli Inglesi sanno fare (a meno che fra loro non ci sia anche qualche turista italiano, chiaro), aspettano il loro turno e... fotografano.
Ma che cosa? - vi domanderete voi, con l'aria sempre addormentata e la lingua ustionata dal caffè.
Forse su quei mattoni avrà fatto la pipì uno dei One Direction? Forse c'è una targa commemorativa di quando la Principessa Diana è venuta a comprarsi un foulard nel Tie Rack lì vicino?
No, aspetta! Non c'è una targa commemorativa! C'è... c'è... un carrello!!
...Un carrello???
E perché la gente dovrebbe mettersi in coda a fotografare un carrello?
(centreranno sempre i One Direction, ho paura)

A volte si può riuscire a viaggiare senza uscire dalla propria città. E' un viaggio che consiste nel riuscire a vederla con occhi nuovi...

Torino & la Tabby Cat Torino & la Tabby Cat

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A volte si può riuscire a viaggiare senza uscire dalla propria città.
E' un viaggio che consiste nel riuscire a vederla con occhi nuovi, con occhi che non sono appannati dall'abitudine, che non hanno il loro punto di focalizzazione spostato sui grattacapi della quotidianità, ma che siano in grado di vederla come se fosse la prima volta, di lanciarsi a scoprirla con la curiosità di chi non ce l'ha a disposizione tutti i giorni.
Sono occhi che sanno sorprendersi, che sanno scovare bellezza in ciò che si tende a dare per scontato; sono occhi che sanno potersi innamorare.
O ri-innamorare, ogni volta in maniera diversa.

A volte questi occhi riesce a regalarteli la visita di un'amica.
Scegliere l'itinerario che le si vuole mostrare è già un esercizio di cambio di visuale: si deve dare una valutazione in termini di bellezza ed importanza dei luoghi, ma si tratta anche di una valutazione emotiva, perché è una scelta che implica condivisione, una soggettività che è affettuosa comunione, che dice "Ti conosco, e so che ti piacerà".
Ma il vero mutamento di sguardo arriva quando l'itinerario si mette in atto: è come un'avventura, un'esplorazione di qualcosa che non è più il tuo circondario quotidiano, ma si trasforma, ti offre aspetti completamente inediti, ti fa vedere sotto una nuova luce cose che pensavi di conoscere a memoria come le tue tasche.

Questa, se vogliamo, è una formula che può essere valida sempre e che possiamo mettere in atto assieme a qualunque persona, o anche da soli, giusto per tenerci in allenamento nell'imparare ad usare un nuovo paio di occhi.
Però devo dire che la mia amica Tabby Cat questo potere magico ce l'ha particolarmente accentuato... e questa, quindi, è la cronaca di quello che mi ha fatto scoprire e riscoprire durante un divertente weekend di inizio gennaio in cui è venuta a farmi visita.

La mia visita a Toronto è stata caratterizzata da diverse prime volte : [*] è stata la prima delle tappe della vacanza in Canada che io ...

Toronto (ovvero la prima volta che ho messo zampa oltreoceano) Toronto (ovvero la prima volta che ho messo zampa oltreoceano)

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La mia visita a Toronto è stata caratterizzata da diverse prime volte:
[*] è stata la prima delle tappe della vacanza in Canada che io & Ginger Cat abbiamo fatto
[*] è stata la prima volta che mi avventuravo fuori dall'Europa
[*] di conseguenza è stata la prima volta che ho provato la strana sensazione del jet-lag
[*] ed è stata anche la prima volta che vedevo dei grattacieli dal vivo


Se il tre è il numero perfetto, tuttavia anche il quattro deve avere un suo perché, dal momento che credo di poter dire che questa mia quart...

Parigi - Giorno 1 ... con 10 cose che lo hanno reso speciale Parigi - Giorno 1 ... con 10 cose che lo hanno reso speciale

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Se il tre è il numero perfetto, tuttavia anche il quattro deve avere un suo perché, dal momento che credo di poter dire che questa mia quarta visita parigina sia stata quella che ho trovato maggiormente speciale.
E il mio primo giorno è stato quello in cui sono meglio riuscita ad auto-contagiarmi di entusiasmo.
Mi ero quasi scordata quanto potesse essere bella questa città - l'avevo in un certo senso relegato in qualche scatolone finito in un angolo della mia memoria che ormai cominiciava a coprirsi già di un po' di polvere.
Va bene, ammetto che non mi abbia rubato il cuore così come ha fatto Londra, ma tuttavia riesce a farmelo battere piuttosto forte - quasi all'impazzata in alcuni suoi incantevoli meandri.
Riesce a trasmettere allo stesso tempo un'aura di regalità ed una sensazione di intima rilassatezza, e mi domando come le riesca questo trucco. In realtà forse dovrei - dato che riuscire ad essere contemporaneamente maestosi e teneri è una magia in cui tutti noi gatti sappiamo eccellere. E quindi ... lo devo ammettere: se un gatto dovesse trasformarsi in una città, probabilmente diventerebbe Parigi.
Probabilmente sarà per questo che l'ho sempre un po' data per scontata?
O magari è anche perché manifesta una certa innegabile somiglianza con Torino. Non posso fare a meno di notarlo sempre di più ogni volta - oggi stavo scorrendo le mie foto sul telefono un po' sovrappensiero e per un attimo non mi sono resa conto che avevo già terminato di visionare quelle di Parigi ed ero passata a quelle scattate qui.
Si tratta tuttavia di un'aria di famiglia, il genere di somiglianza che ci potrebbe essere fra due cugine - di cui Parigi è quella schifosamente ricca, ingiustamente bella; mentre Torino è una ragazza sì carina, ma che deve guadagnarsi la pagnotta lavorando in fabbrica, ed ha le mani callose ed il viso acqua & sapone.
Ma qualcosa, qualcosa fra le due c'è indubbiamente: gli stessi occhi, che sono le finestre dei loro eleganti edifici, lo stesso fascino discreto e la stessa aria un po' malinconica, un po' sognante.
E, da quando sono diventata una blogger, ho imparato ad affinare al massimo la mia abilità di imparare a vedere la bellezza nel quotidiano - per cui durante questa mia visita sono riuscita a farmi coinvolgere e travolgere in pieno dalla meraviglia che ci può essere anche in ciò che si considera in qualche modo "familiare".
La meraviglia di Parigi è fatta di oro e di pietra, di gotico e di liberty, e tutte le sue sfaccettature - quella romantica, quella un po' altezzosa, quella elegante, quella più intima e quella più oscura, sanno mescolarsi in un'armonia perfetta ed inconfondibile.