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Da questo mio weekend a Vicenza  sono trascorsi ormai sei anni. Sei anni sono tanti - sono tanti in generale, in una misura obiettiva, perc...

I volti di pietra di Vicenza I volti di pietra di Vicenza

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Da questo mio weekend a Vicenza sono trascorsi ormai sei anni.
Sei anni sono tanti - sono tanti in generale, in una misura obiettiva, perché sono 72 mesi, sono 2190 giorni (e qui la smetto con le mie manie statistiche); ma sono tanti per me, perché sono più di due capitoli fa della mia vita.
Senza contare i paragrafi di cui sono composti questi capitoli, e le note a pié pagina, e le sottotrame che si sono intrecciate, a volte lente, a volte complicate, in queste pagine fittissime che sono state scritte da allora.
Eppure...
Eppure di questo weekend io ho un ricordo vividissimo.
Questo perché è stato uno di quei viaggi che non sono stati svolti solo fuori, ma anche dentro, uno di quei viaggi di cui poco importa se siano stati brevi o lunghi - perché si svolgono in primis in tua dimensione interiore, dove il tempo è gentile, si dilata, non segue le misure convenzionali ma aderisce alle curve dei tuoi pensieri, delle tue emozioni.
E' stato uno di quei viaggi che ricordi - non tanto (o non solo) per la meta, ma perché diventano pietre miliari di percorsi che fai dentro di te.
Ma la meta si fa scenografia della nuova tappa della tua anima: si ispirano a vicenda, l'interno e l'esterno, si cercano in uno scambio dialettico di segni - che i tuoi occhi cercano e che la tua anima interpreta, come risposte. O come nuove domande.
Ed è così che ricordo Vicenza, è così che ve la voglio presentare: in bianco & nero - non per privarla dei suoi colori, ma per trasmettervi, assieme alla sua, anche una sfumatura della mia anima in quel momento...