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Una delle mie personali sfide gastronomiche consiste nel riuscire a sperimentare, prima o poi, tutti i ristoranti giapponesi di Torino. ...

I 5 migliori ristoranti giapponesi di Torino (finora, secondo me) I 5 migliori ristoranti giapponesi di Torino (finora, secondo me)

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Una delle mie personali sfide gastronomiche consiste nel riuscire a sperimentare, prima o poi, tutti i ristoranti giapponesi di Torino.
Non so nemmeno a quanti ammontino esattamente al momento: continuano sempre a nascerne di nuovi, e, anche per una maniaca della cucina nipponica come la sottoscritta, è impegnativo riuscire a tenere il passo. Oltretutto molti sono in realtà cinesi travestiti, allettanti per il prezzo ma scadenti come qualità, che sui nastri del kaiten mettono lo stesso sushi industriale che puoi trovare nei frigoriferi del supermercato pochi metri più in là, oppure che all'interno dell'all-you-can-eat offrono anche pizza surgelata e fritti estremamente bisunti.
Ecco, questi mi scoraggiano a priori e magari, mi perdonerete, li escluderò dalla sfida. Però, con quelli per cui, almeno sulla carta, merita la pena, prima o poi porterò a termine la mia missione.
Per il momento condivido i risultati di quanto sperimentato sinora: selezionarne solo cinque non è stato facile, ci ho dovuto pensare un po'.
Però, visto che ormai manca pochissimo alla mia partenza per il Sol Levante (e quindi alla mia sperimentazione del vero cibo giapponese), direi che potrebbe essere il momento ideale per fare il punto della situazione: chissà se, dopo aver provato quello vero, i miei gusti cambieranno...

Che dire di te, maggio? Che sei volato parecchio in fretta, alla fine. Che sei stato uno di quei periodi della cui importanza, forse, ti r...

Il mese di Maggio in #10scatti Il mese di Maggio in #10scatti

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Che dire di te, maggio?
Che sei volato parecchio in fretta, alla fine.
Che sei stato uno di quei periodi della cui importanza, forse, ti rendi conto solo quando sono finiti. Piccole medicine lievemente amare per curare mal di pancia che continuano a non passare, anche quando ti dici che non sono niente. Che forse più ti dici che non sono niente e meno passano.
Sei stato un mese di presa di consapevolezza. Il problema della consapevolezza è che non serve a nulla se finisci per interiorizzarla solo nel primo livello, quello razionale, e non riesci a farla penetrare un po' più a fondo.
Un mese di dialoghi fra Cuore e Cervello. Col Cervello che ogni tanto soccombe con aria rassegnata - si siede, sospira, dice "Va beh, se sei felice..." e lo guarda vagare, giocare, fare cose futili. Poi cade per l'ennesima volta, piagnucola per i suoi graffi ed i bernoccoli. Il Cervello prima si arrabbia, poi lo coccola, cerca di fargli capire che non può andare avanti così. E se la consapevolezza ha sempre una punta di amaro, a volte perlomeno riesce a dare serenità.
Ma può il Cuore essere in grado di ragionare?
Lo vedremo...

C'era un tempo in cui Torino a Ferragosto era una città fantasma. Era il tempo in cui l'equazione Torino = FIAT era strettissima ed...

Torino a Ferragosto Torino a Ferragosto

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C'era un tempo in cui Torino a Ferragosto era una città fantasma.
Era il tempo in cui l'equazione Torino = FIAT era strettissima ed imprescindibile, priva di alternative: Torino viveva di FIAT, era un villaggio costruito attorno alla FIAT.
In agosto chiudeva la FIAT e chiudeva anche Torino.
Tutti al mare: i Piemontesi in Liguria, i meridionali immigrati per lavorare alla linea di montaggio tornavano a casa.
I negozi avevano le serrande abbassate e persino i piccioni facevano la fame.
In quel tempo nessuno si era ancora accorto che Piazza Castello fosse bella, quindi nessuno si stupiva nel vederla vuota.

Se il tre è il numero perfetto, tuttavia anche il quattro deve avere un suo perché, dal momento che credo di poter dire che questa mia quart...

Parigi - Giorno 1 ... con 10 cose che lo hanno reso speciale Parigi - Giorno 1 ... con 10 cose che lo hanno reso speciale

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Se il tre è il numero perfetto, tuttavia anche il quattro deve avere un suo perché, dal momento che credo di poter dire che questa mia quarta visita parigina sia stata quella che ho trovato maggiormente speciale.
E il mio primo giorno è stato quello in cui sono meglio riuscita ad auto-contagiarmi di entusiasmo.
Mi ero quasi scordata quanto potesse essere bella questa città - l'avevo in un certo senso relegato in qualche scatolone finito in un angolo della mia memoria che ormai cominiciava a coprirsi già di un po' di polvere.
Va bene, ammetto che non mi abbia rubato il cuore così come ha fatto Londra, ma tuttavia riesce a farmelo battere piuttosto forte - quasi all'impazzata in alcuni suoi incantevoli meandri.
Riesce a trasmettere allo stesso tempo un'aura di regalità ed una sensazione di intima rilassatezza, e mi domando come le riesca questo trucco. In realtà forse dovrei - dato che riuscire ad essere contemporaneamente maestosi e teneri è una magia in cui tutti noi gatti sappiamo eccellere. E quindi ... lo devo ammettere: se un gatto dovesse trasformarsi in una città, probabilmente diventerebbe Parigi.
Probabilmente sarà per questo che l'ho sempre un po' data per scontata?
O magari è anche perché manifesta una certa innegabile somiglianza con Torino. Non posso fare a meno di notarlo sempre di più ogni volta - oggi stavo scorrendo le mie foto sul telefono un po' sovrappensiero e per un attimo non mi sono resa conto che avevo già terminato di visionare quelle di Parigi ed ero passata a quelle scattate qui.
Si tratta tuttavia di un'aria di famiglia, il genere di somiglianza che ci potrebbe essere fra due cugine - di cui Parigi è quella schifosamente ricca, ingiustamente bella; mentre Torino è una ragazza sì carina, ma che deve guadagnarsi la pagnotta lavorando in fabbrica, ed ha le mani callose ed il viso acqua & sapone.
Ma qualcosa, qualcosa fra le due c'è indubbiamente: gli stessi occhi, che sono le finestre dei loro eleganti edifici, lo stesso fascino discreto e la stessa aria un po' malinconica, un po' sognante.
E, da quando sono diventata una blogger, ho imparato ad affinare al massimo la mia abilità di imparare a vedere la bellezza nel quotidiano - per cui durante questa mia visita sono riuscita a farmi coinvolgere e travolgere in pieno dalla meraviglia che ci può essere anche in ciò che si considera in qualche modo "familiare".
La meraviglia di Parigi è fatta di oro e di pietra, di gotico e di liberty, e tutte le sue sfaccettature - quella romantica, quella un po' altezzosa, quella elegante, quella più intima e quella più oscura, sanno mescolarsi in un'armonia perfetta ed inconfondibile.