In realtà, quando dico che la tafofilia è una predilezione un po’ di
nicchia, che si è sempre un po’ titubanti a tirare fuori con persone che si
conoscono poco bene per timore di apparire macabri o necrofili – mi dimentico
sempre di lui, che, se a mio modesto parere può anche non essere il Re assoluto dei cimiteri monumentali, perlomeno ne è sicuramente il Presidente Esecutivo:
il Pére-Lachaise, ovviamente. Il celebre luogo di sepoltura parigino conta
infatti una media di tre milioni di visitatori l’anno – e questi numeri fan sì
che si sieda abitualmente sul podio delle attrazioni più gettonate della
capitale francese, assieme alla Tour Eiffel e alla cattedrale di Notre-Dame,
solitamente sorpassando addirittura Montmartre (secondo me è colpa di tutti
quei gradini). Insomma, una vera e propria rockstar all’interno dell’universo
introspettivo e notturno dell’arte funeraria, che di solito è appannaggio
esclusivo di palati a proprio agio con le ombre e con l’accettazione della
parte dolorosa della vita – ma che, in questo eccezionale caso, ha saputo
evidentemente in qualche modo estendersi anche ad un pubblico più ampio.
La mia anima statistica sarebbe ora curiosa di
sapere quale sia la motivazione che porta un così alto numero di turisti a
varcare i cancelli del Pére-Lachaise, per capire quale sia il fattore che
riesca a renderlo così popolare rispetto ai suoi colleghi cimiteri monumentali
altrettanto ricchi di arte e fascino ma decisamente più snobbati. Vengono tutti
solamente per visitare la tomba di Jim Morrison (ve l’avevo detto che era una
rockstar), magari non degnando nemmeno di uno sguardo tutte le altre
incantevoli opere che si possono incontrare inoltrandosi di appena qualche
vialetto più in là? Oppure è una pura e semplice questione di marketing – e
anche Highgate, se fosse più pubblicizzato, diventerebbe più gettonato del Big
Ben?
Non lo so – però quello che posso dire è che,
sicuramente, il tratto distintivo del Pére-Lachaise è quello di portare, fra i
suoi silenziosi viali alberati e la sua aura malinconica, una sfumatura
romantica, a volte declinata anche su tonalità molto sensuali, che può
decisamente appartenere soltanto a Parigi.

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